20/01/2012
Anche quest'anno, nell'ambito del Progetto "Nati per leggere", la Biblioteca Cervetto in Castello Foltzer (via Jori, 60) a Genova Rivarolo organizza una serie di incontri di lettura ad alta voce dedicati ai genitori dei bambini di età 3-6 anni. Programma
12/10/2011
Sta per iniziare la Campagna di vaccinazione
antinfluenzale 2011-12.
Quest'anno la stagione influenzale dovrebbe rivelarsi meno 'pesante' e con un
numero minore di casi, dal momento che non si sono registrate sostanziali
mutazioni rispetto ai virus circolanti lo scorso anno.
Il vaccino, che anche quest'anno contiene il virus A/H1N1 (quello della
cosiddetta "influenza suina" di cui tanto si è parlato lo scorso inverno) sarà
somministrato dagli Ambulatori dei Servizi di igiene pubblica della ASL.
Tra i bambini possono essere vaccinati gratuitamente quelli dall'età di sei mesi
in su, se affetti da una patologia cronica (es. asma, diabete) o se conviventi
con famigliari ad alto rischio di infezione (es. malati di tumore in terapia
immunosoppressiva).
Un buon numero di pediatri, tra i quali il sottoscritto, ha aderito alla
campagna di vaccinazione, per cui i pazienti di questi pediatri, se "a
rischio", possono essere vaccinati gratuitamente presso l'ambulatorio del
pediatra stesso.
Se il vostro bambino è compreso tra quelli " a rischio" prendete contatto al più
presto con il vostro pediatra per concordare l'esecuzione della vaccinazione
(che potrà essere effettuata dopo il 3 novembre).
Secondo le associazioni dei Pediatri Italiani, anche se la ASL non concede la
vaccinazione gratuitamente, sarebbe utile vaccinare tutti i bambini da 6 mesi a
6 anni (e in particolare quelli che frequentano precocemente l'asilo) perché
maggiormente a rischio di complicazioni.
25/03/2011
"NUBE RADIOATTIVA: NON E' RACCOMANDATA ALCUNA MISURA TERAPEUTICA O PREVENTIVA".
(DIRE - Notiziario Sanita')
Roma, 24 mar. - "Alla luce dell'imminente transito sull'Italia di una nube
contente particelle radioattive scaturita dall'esplosione in Giappone, vogliamo
rassicurare la popolazione che si trova nel nostro Paese sul fatto che, ad oggi,
non esiste alcun rischio di contaminazione". Lo hanno dichiarato, in una nota
congiunta, l'Associazione medici endocrinologi (Ame), l'Associazione italiana
medicina nucleare (Aimn) e l'Associazione italiana tiroide (Ait).
"Non e', quindi, raccomandata alcuna misura terapeutica o preventiva, poiche' il
livello di radioattivita' e', infatti, estremamente basso e non eccede in
maniera significativa la normale esposizione ambientale" si legge nel
comunicato.
Tuttavia, alla luce delle continue notizie riguardanti l'esplosione della
centrale nucleare giapponese a Fukushima, le tre societa' scientifiche ritengono
opportuno fare alcune precisazioni.
"Le categorie maggiormente a rischio, fra coloro che si trovano o si sono
trovati in zone a rischio, sono le donne in gravidanza e i bambini di eta'
inferiore ai 10 anni- spiegano gli esperti- Per quanto riguarda le donne in
stato di gravidanza, il vero rischio e' a carico del feto, particolarmente
sensibile agli effetti nocivi delle radiazioni. Nel primo trimestre di
gravidanza, durante la formazione degli organi nel prodotto del concepimento,
possono verificarsi malformazioni a vari organi e apparati. A partire dal
secondo trimestre, quando la tiroide e' gia' formata e funzionante, lo iodio
radioattivo eventualmente assorbito dalla madre si accumula anche nella tiroide
del feto.
Questo puo' ridurre la capacita' della tiroide di produrre ormoni e determinare
un quadro di ipotiroidismo congenito. Un'altra categoria a rischio aumentato-
avvertono- sono i pazienti affetti da insufficienze renale in terapia con
dialisi, a causa di una ridotta capacita' di eliminare le sostanze radioattive
contaminanti e di una maggiore sensibilita' alle radiazioni".
"Nelle persone che si trovano nelle immediate vicinanze di materiale radioattivo
che emette radiazioni con elevata intensita'- sottolinea la nota- i danni
maggiori e piu' precoci sono al midollo osseo e all'intestino con conseguente
suscettibilita' alle infezioni, possibili emorragie e malassorbimento del cibo.
Questa condizione si chiama sindrome acuta da radiazioni e si verifica solo per
livelli di radioattivita' molto elevati, non raggiunti nel corso dell'incidente
a Fukushima. Questa minaccia non riguarda, infatti, la popolazione generale ma
solo il personale che si trova all'interno o nelle immediate vicinanze del
reattore al momento dell'incidente".
Per la popolazione che vive nelle zone limitrofe, o che mangia alimenti
contaminati provenienti dalle zone a rischio, il pericolo, secondo Ame, Aimn e
Ait, "deriva dalla possibile ingestione con il cibo o inalazione dall'aria di
sostanze disperse in seguito all'incidente. Caratteristico e' stato il riscontro
di latte radioattivo in seguito all'incidente di Chernobyl come conseguenza
dell'erba contaminata mangiata dalle mucche. Le sostanze rilasciate in seguito
all'incidente sono- riferiscono gli esperti- oltre allo 131I: lo Stronzio-90,
assorbito dall'osso, che puo' causare tumori ossei e leucemia; il Cesio-137 che
si accumula con preferenza nei muscoli; il Plutonio che e' tossico soprattutto
se viene inalato e puo' causare tumori del polmone".
Per arginare un'eventuale esposizione a sostanze radioattive, le societa'
scientifiche consigliano "la somministrazione di un eccesso di iodio non
radioattivo, sotto forma di ioduro di potassio (KI)" che "puo' ridurre, fino a
bloccare, l'accumulo dello iodio radioattivo all'interno della tiroide".
Sulle possibili malattie che la popolazione giapponese rischia di contrarre a
livello delle ghiandole endocrine, "l'unica ghiandola endocrina che corre il
rischio di ammalarsi in seguito alla contaminazione da sostanze radioattive e'
la tiroide- spiegano gli esperti- Tra le sostanze radioattive disperse
nell'ambiente in seguito al danno del reattore di Fukushima, c'e' lo iodio-131.
Lo iodio si accumula nella tiroide e vi rimane per alcuni giorni- prosegue la
nota- La tiroide, pero', non e' in grado di distinguere lo iodio radioattivo
(131I) dallo iodio normale, non radioattivo. In presenza di elevate
concentrazioni di 131I nei liquidi o nei cibi, questo si accumula nella tiroide
e irradia le cellule di questa ghiandola. L'irraggiamento della tiroide da parte
dello 131I, non necessariamente esita in un danno clinicamente rilevante. Lo
131I viene impiegato normalmente in diagnostica per lo studio della funzione
tiroidea e non provoca alcun danno alle bassi dosi somministrate. Il nostro
organismo, infatti, e' dotato da sempre di sistemi per la riparazione dei danni
indotti da basse dosi di radiazioni, a cui siamo costantemente esposti per la
presenza di elementi radioattivi nel terreno e attraverso l'atmosfera con le
radiazioni cosmiche".
Quando i danni prodotti dalle radiazioni eccedono la capacita' riparatrice
dell'organismo, possono tradursi in un danno clinicamente rilevante. "La
possibilita' che questo avvenga aumenta con l'aumentare della dose di radiazioni
a cui e' esposta la tiroide- ricordano i medici- Per livelli di radiazioni
elevati (superiori a 100 mSv nell'adulto) la probabilita' di ammalarsi di tumore
della tiroide aumenta in modo significativo. L'esperienza di Chernobyl-
concludono le societa' scientifiche- ci ha insegnato che i tumori della tiroide
indotti dalle radiazioni compaiono dopo circa 10-20 anni. E' necessaria,
pertanto, anche se limitata alle sole zone esposte alla sorgente radioattiva, la
sorveglianza medica per tutta la vita dei soggetti eventualmente contaminati".
24/03/2011
In seguito al disastro nucleare conseguente al recente terremoto in Giappone comincia a circolare un certo allarmismo anche qui in Italia.
Riporto qui di seguito un comunicato dell'Associazione Medici Endocrinologi Italiani che fa chiarezza sulla attuale situazione:
Segnaliamo ai nostri Soci le principali informazioni
circa la prevenzione del rischio di danni per la salute conseguente ai recenti
eventi in Giappone. Si fa qui riferimento alle conseguenze cliniche di una
possibile, ma non ancora definita, diffusione di sostanze radioattive nell’aria,
nel terreno e nelle falde acquifere.
Le indicazioni di seguito riportate sono state redatte in base alle informazioni
disponibili al momento della stesura del documento (20 marzo 2011), che verrà
aggiornato qualora i dati dovessero cambiare nei prossimi giorni.
Popolazione residente in Italia
• non esiste alcun rischio di esposizione esterna a radiazioni ionizzanti né di
contaminazione interna da particelle radioattive per inalazione o per contatto.
• non sono al momento necessarie misure preventive o terapeutiche. In
particolare, non è indicato il blocco dell’accumulo tiroideo di iodio con
l’assunzione di ioduro di potassio (KI), trattamento non del tutto esente da
rischi, anche se rari.
• il contatto con soggetti potenzialmente contaminati, perché provenienti dal
Giappone, non espone la popolazione ad alcun tipo di rischio.
• Come misura preventiva il Ministero della Salute ha già predisposto il
controllo alla frontiera dei cibi prodotti in o provenienti dal Giappone, al
fine di garantire la sicurezza nei confronti della contaminazione da ingestione.
Gruppi Particolari di Popolazione
• Persone di ritorno dal Giappone
In caso di sospetta contaminazione interna di persone che si sono trovate nelle
aree limitrofe alle centrali nucleari, il Ministero del Salute ha individuato
centri ospedalieri di riferimento su base regionale in grado di effettuare i
controlli necessari. Per tale categoria di persone non si ritiene al momento
necessario alcun tipo di trattamento per due motivi:
1. verosimile basso livello di dose assorbita in tiroide, inferiore al limite
indicato dalle attuali linee guida;
2. intervallo di tempo relativamente protratto trascorso dall’ipotetica
contaminazione.
• Persone dirette in Giappone
Per le persone dirette nelle aree limitrofe all’incidente e che non possono
sospendere la partenza come consigliabile, devono essere prese in considerazione
misure di prevenzione, in particolare il blocco dell’accumulo tiroideo di
radioiodio con KI .
• L’attuazione delle misure di prevenzione è necessaria in età pediatrica.
• Per le donne in gravidanza è strettamente sconsigliato recarsi in zone a
rischio di contaminazione. Infatti la profilassi con KI crea dei rischi
importanti per la funzione della tiroide e deve essere valutato caso per caso.
Ulteriori notizie si possono trovare sul sito dell'Associazione: www.associazionemediciendocrinologi.it
21/01/2011
Anche quest'anno, nell'ambito del Progetto "Nati per leggere", la Biblioteca Cervetto in Castello Foltzer (via Jori, 60) a Genova Rivarolo organizza una serie di incontri di lettura ad alta voce dedicati ai genitori dei bambini di età 3-6 anni. Programma
22/12/2010
Vi ho sempre sconsigliato le varie tisane al finocchio,
finocchietto e simili. Ora arriva una conferma autorevole:
Roma, 20 dic. (Adnkronos Salute) - Tisane al finocchio 'vietate' ai minori di 4
anni. Un 'no' che vale in particolare per le donne incinte o in allattamento,
che tradizionalmente ne bevono per favorire la produzione di latte, e per i
neonati, ai quali vengono comunemente somministrate per combattere le coliche.
Il rischio è legato agli elevati livelli di estragolo, sostanza naturale
presente nei semi di finocchio e già riconosciuta come cancerogena e genotossica.
A sconsigliare questo antico rimedio è l'Istituto nazionale di ricerca per gli
alimenti e la nutrizione (Inran), ente pubblico vigilato dal Ministero per le
Politiche agricole, alimentari e forestali, in uno studio pubblicato su 'Food
and chemical toxicology'. La ricerca, condotta all'interno del progetto europeo
'Facet', finanziato nel VII Programma Quadro, in cui l'Inran coordina il
sottoprogetto relativo sugli aromi alimentari, ha permesso per la prima volta di
ottenere stime dell'esposizione all'estragolo legata al consumo di tisane al
finocchio, basate su analisi di prodotti in commercio, invece di stimarne la
concentrazione in modo indiretto a partire da una serie di assunzioni. Nella
prima fase dello studio sono state individuate le tre tipologie di prodotti in
commercio per la preparazione di tisane al finocchio: bustine da tè, tisane
solubili istantanee e semi sfusi. Per le prime due sono stati raccolti i
prodotti più diffusi sul mercato nazionale, 9 per le bustine da tè e 7 per le
tisane istantanee, mentre il campione di semi sfusi, acquistati in 6 differenti
erboristerie di Roma, considerata l'estrema variabilità del prodotto non è
altrettanto rappresentativo. Ogni tisana è stata poi preparata con 100 ml di
acqua bollente, con un tempo standard di infusione di 7 minuti sia per le
bustine da tè che per i semi sfusi. Per i preparati solubili, invece, sono state
seguite le istruzioni riportate in etichetta. I livelli di estragolo rilevati
dalle analisi confermano che l'esposizione a questa sostanza è troppo elevata
perché il consumo di tisane possa essere considerato sicuro, per lo meno nel
caso dei neonati, come spiega Antonio Raffo, ricercatore Inran e autore della
ricerca. "Per avere un rischio basso l'esposizione dovrebbe essere 10.000 volte
inferiore alla soglia di cancerogenicità misurata negli animali di laboratorio.
Al contrario, nel caso di un neonato che consumi 100 ml (un piccolo biberon) di
tisana di finocchio al giorno, abbiamo riscontrato un margine molto più basso,
nell'ordine di alcune centinaia di volte". Questi risultati confermano dunque le
recenti indicazioni in materia dell'Emea, l'agenzia europea che si occupa della
valutazione scientifica dei farmaci, secondo la quale il consumo di tisane al
finocchio non è raccomandato nei bambini al di sotto dei 4 anni, a meno di una
specifica indicazione del pediatra, così come non è raccomandato nel caso di
donne in gravidanza e durante l'allattamento".